Ciao Clementina!

Da qualche anno, come molti sanno, ospitiamo delle asinelle: Zambrotta (scatta sulla fascia, nervosetta…), Agostina (tranquilla…) e Clementina. Ci fanno compagnia, soprattutto sono amiche dei nostri bambini e di quelli dei tanti amici che abbiamo in città, in Italia e nel mondo. Molti, soprattutto numerosi lettori del blog di Rod Dreher, ci associano agli asini, per colpa di qualche mia battuta (ho detto che dopo che i cavalli purosangue sono scomparsi dalla scena un asino può ben fare il loro lavoro, e che Nostro Signore arrivò non a caso a dorso di un puledro d’asina nella Città Santa…) e qualche foto che mi vede in loro compagnia. A noi piace così. Clementina era la veterana del gruppo, circa quaranta anni. Ci ha salutato qualche giorno fa, purtroppo. Era davvero vecchietta e gli acciacchi si facevano sentire. Abbiamo cercato di curarla come potevamo, e di trattarla affettuosamente fino all’ultimo. Dico purtroppo perché sinceramente mi dispiace di non averla più tra gli ospiti della nostra Contea. Era sempre contenta di stare con i bambini delle nostre “Favole in stalla”, e apprezzava molto la loro festosa e a volte esuberante compagnia. In un certo senso, come può un animale, era una di noi. Io andavo a trovarla, spesso con gli ospiti a cui mostro il nostro piccolo villaggio, e mi accoglieva sempre con piacere: era la prima ad avvicinarsi, nonostante la fatica. I momenti più divertenti per me erano quando le portavo le mele o altri frutti del nostro terreno che non potevano essere consumati da noi uomini. Mi vedeva arrivare con il secchio e mi veniva subito incontro facendo onore ai doni. Quando ci siamo visti l’ultima volta mi ha salutato muovendo l’orecchio (è un bel segno per un asino: mia mamma, quando entravo a casa senza salutare, mi apostrofava dicendo che anche l’asino “scutórë lë rècchië”, ossia scuote le orecchie). Qualcuno può anche pensare che questo piccolo necrologio sia fuori luogo, ma non fa nulla, lo pensi pure. Di certo non si può dimenticare il nobile animale che portò sul suo dorso il Nostro Re, e comunque io volevo bene a Clementina. Allora viva Clementina, ringraziamo Nostro Signore per l’umile compagnia che questo animale ci ha fatto, e che ci dia in sorte di portare lo Stesso Nobile Passeggero che quel compagno di Clementina felicemente portò a Gerusalemme.

Marco Sermarini

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