La Contea in festa: da 33 anni la festa di San Pier Giorgio Frassati
- 15 giu
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Sabato 13 giugno il Centro Educativo "La Contea" è stato lo scenario di un evento che ormai da 33 anni rallegra le serate estive: la festa di san Pier Giorgio Frassati, organizzata dalla Compagnia dei Tipi Loschi a lui dedicata e dall'Associazione San Giovanni Paolo II APS.
Già da fine maggio, i giovani e i meno giovani della Compagnia si sono dedicati con amore e dedizione alla costruzione della scenografia che si erge maestosa sulle colline della Contea: una piazza con negozietti e bottegucce, sulla sinistra il grande Torrione (simbolo della cittadina di San Benedetto del Tronto) e sulla destra la Chiesetta di San Francesco da Paola. Lungo il marciapiede di questa piazza fanno capolino tanti personaggi: santi, beati, sacerdoti, scrittori e letterati, grandi uomini e donne che in questi anni hanno ispirato questa bella realtà.
La festa è iniziata nel pomeriggio con l'inaugurazione della splendida mostra dedicata a san Pier Giorgio Frassati, illustrata dai ragazzi della Compagnia. Più tardi, dopo cena, il fondatore della Compagnia, l'avvocato Marco Sermarini, è intervenuto insieme a una schiera di amici per presentare il tema della festa. Il lungo "filo rosso" che collegherà tutte le serate è una frase tratta dal romanzo L'Uomo che fu Giovedì dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton:
"Non ci sono parole per esprimere l'abisso che corre fra l'essere soli e l'avere un alleato. Si può concedere ai matematici che quattro è due volte due; ma due non è due volte uno: due è duemila volte uno".
Ecco qui di seguito due testimonianze della giornata:
Mi hanno chiamato a presentare la mostra su San Pier Giorgio Frassati e, in particolar modo, un aspetto fondamentale della sua vita: la Carità. Fino a quel momento avevo sempre inteso la carità come semplice beneficenza, ma questo Santo mi ha insegnato ad avere uno sguardo più vicino e attento al bisognoso. Pier Giorgio, oltre ad aiutare il povero, gli era sinceramente amico: raccontare un po' di sé e ascoltare i problemi dell'altro lo faceva stare bene e lo rendeva felice, ed è esattamente ciò che desidero anch'io. Lui era un ragazzo veramente felice perché ha messo la fede al centro di ogni sua azione, ed è proprio per questo che è conosciuto come il giovane che ha compiuto lo straordinario nell'ordinario. Non ha fatto miracoli, nè niente di straordinario. Era un normalissimo ragazzo: andava in montagna con i suoi amici, a messa quotidianamente e aiutava il prossimo. Ed è proprio questa semplicità che lo rende un esempio così chiaro da seguire. Un tempo pensavo: "È morto a soli 24 anni, non ha avuto nemmeno il tempo di viversi la vita". E invece, in questo breve tempo, lui è riuscito a guadagnarsi la salvezza: lui è diventato Santo. Questo mi fa pensare a una frase di Don Bosco: "La santità consiste nello stare molto allegri". Ed è proprio quello che cerco di fare io nella mia compagnia: vivere con gioia, lavorare con i miei amici e guadagnarmi il Paradiso insieme a loro.
K. C.
Volevo rivolgere un sincero ringraziamento per l’incontro di ieri sera, che mi ha offerto preziosi spunti di riflessione, che sicuramente porterò con me anche nel mio lavoro come insegnante. Dal mio "avamposto letterario", e partendo dall'idea che ogni autore sia testimone del proprio tempo, emerge una costante: la ricerca della felicità è da sempre insita nell'uomo. Infatti, come diceva Giacomo Leopardi, siamo da sempre, e strutturalmente, finito che anela all'infinito, siamo un nulla che aspira all'eterno. In questo anno, dovendo rimettere mano alla letteratura medievale e a quella moderna e contemporanea, mi è stato ancora più chiaro che il passaggio dal teocentrismo medievale all'antropocentrismo moderno ha creato un corto circuito. Infatti finché l'uomo ha cercato il senso della vita in Dio (vedi Dante), ha trovato risposte autentiche, solide e non labili ed effimere; quando tuttavia egli ha preso a pretendere di bastare a se stesso e di essere la fonte della propria felicità, tutto allora ha preso ad andare in frantumi e ha dato l'avvio ad una incessante, ma inconcludente ricerca.
S. C.















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