Il ruolo educativo della famiglia

Relazione tenuta da p. Benedict Nivakoff il giorno 21 ottobre 2018 sul ruolo educativo della famiglia presso il centro educativo “La contea”.

Studiando la vita di San Benedetto, si potrebbe avere un’idea dell’educazione dei figli, che suona un po’ statale. Mi spiego meglio. Da ciò che sappiamo, il Santo da giovane è stato mandato per la sua educazione, dai monaci nella zona di Sant’Eutizio. Anche se oggi ci si arriva in 20 minuti, come fosse alla scuola Chesterton, quando non c’è traffico, allora ci volevano 6 o 7 ore a piedi, un’esperienza che abbiamo fatto anche noi monaci. Non è un posto da dove torni per pranzo. Personalmente ho seguito una strada simile, andando al liceo, il classico collegio privato, nel Rhode Island, gestito da monaci benedettini quando avevo 13 anni, ben 3 ore in macchina da casa. Nel suo caso e nel mio sembrerebbe che l’educazione dei figli è una cosa da affidare ad altri, preferibilmente lontani.

Lo stato moderno infatti ha assunto quello che un tempo era il ruolo dei monaci (e anche monache), senza però capire che per una società immersa nella Fede, come quella di San Benedetto che in questa zona ha resistito fino a tempi recenti, si poteva affidare l’educazione a monaci o monache perché loro stessi assomigliavano a una famiglia, il vero luogo del educazione. Era un modo, in tempi difficili, sia economicamente, sia di guerra, o di problemi in famiglia, di assicurare una presenza famigliare stabile, non di sostituirla ma completarla. Una scuola privata come la Chesterton è una soluzione di gran lunga migliore rispetto a quella dello stato perché l’accordo sulla gestione tra le famiglie degli studenti stessi è molto chiaro.

Detto questo, lo Stato moderno corre sempre il rischio di sostituirsi alla famiglia. Se questo rischio può essere presente anche negli insegnanti o nell’amministrazione della scuola, costituisce tuttavia principalmente un problema della famiglia moderna stessa, che subisce pressioni da tutte le parti per conformarsi ad aspettative economiche o culturali che tendono a stancare molto i genitori. Questa stanchezza porta facilmente a vedere nella scuola una migliore babysitter, per essere liberi di svolgere il proprio lavoro. Negli Stati Uniti ci sono degli Asili che costano più di mille euro al mese per un figli di 3 o 4 anni. Mia sorella manda sua figlia ad uno di questi e tra i vari benefici, lei riceve delle foto della bambina durante tutto il giorno mentre lavora, e anche un resoconto alla fine della giornata, che cosa ha mangiata, quante volte ha fatto il bagno, ecc. Lei come molti altri genitori ritiene che questa sia la scelta migliore, non tanto perché non si senta in grado di insegnare, ma perché ha altre priorità.

La scuola però non può mai offrire ciò che la famiglia offre in maniera naturale e vorrei condividere con voi tre aspetti importantissimi, partendo da ciò ho accennato nell’omelia della Messa.

1) Il fatto che i figli sono doni, ricevuti gratuitamente, frutto di un amore aperto alla vita. Donato da Dio significa che i figli devono imparare dai loro genitori come essere veramente indipendenti. Per capire meglio il significato, riflettiamo sui molteplici significati negativi della parola dipendenza riferita a droghe, alcol, pornografia, ecc… Quelle persone per sentirsi bene, hanno bisogno di una sostanza fisica o un comportamento che provochi un’emozione. L’indipendenza invece, dei vostri figli significa che trovano in se stessi le risorse emotive per poter vivere da solo. È chiaro che queste risorse sono meno evidenti in un bambino di 2 anni, ma i genitori devono insegnare al figlio fin da piccolo, mediante la fiducia che ripongono in lui che ha, in potentia, tutto ciò che è necessario per arrivarci. In una famiglia dove i genitori praticano la contraccezione reale o virtuale, si rischia molto di vedere tutti i figli come oggetto di una scelta, una delle mie cose, e quindi difficilmente indipendenti da me stesso. Il loro rapporto con Gesù Cristo non può essere vero o di lungo durata se non sentono di appartenergli. Se capiscono dai genitori che i figli appartengono a Dio e non a loro, ci sarà una maggiore possibilità di crescita nella Fede. Questo atteggiamento ossessivo nei confronti dei figli chiaramente non è limitato a famiglie che praticano la contraccezione. Oggi lo si può trovare anche in famiglie che hanno tanti figli ma che vedono questi figli sempre come la riuscita ad un esame, una prova di cattolicità. Se c’è una prova non e il numero ma quanto sentono i figli membri della famiglia di Cristo.

2) Il secondo motivo per cui la famiglia naturale è indispensabile per l’educazione dei figli è una diretta conseguenza del primo: i figli devono sentirsi amati non per ciò che fanno ma per chi sono. Questo è più difficile di quanto sembra in un mondo che premia sempre di più il vincitore economico e non accetta il trionfo di Cristo tramite la sua Croce e Morte. I genitori potranno insegnare questa verità ai loro figli solo se non li vedono come una propria realizzazione. Ovvero i genitori stessi devono essere sempre in camino di crescita spirituale e non possono cercare di far compiere dai propri figli ciò che non hanno fatto loro. Questo amore quindi viene dal giusto amore per se stessi, visto pure nel rapporto di coppia. Quando i figli poi vedono che i loro genitori si amano tra di loro non per ciò che fanno ma per chi sono, capiranno che questo vale anche per loro. Ciò non vuole dire la cosiddetta “tolleranza”, un libertinismo che lascia il figlio a fare tutto ciò che vuole. L’introduzione dell’ideologia LGBT è una grande bugia che riduce il figlio a un’idea sessuale, rendendolo amabile in quanto ragazzo gay, o ragazzo bisessuale, che non è molto diverso del dire lui è amabile in quanto ragazzo che prende sempre 10 all’esame di matematica.

3) Il terzo modo in cui la famiglia da al figlio ciò che una scuola non può dare, è la conoscenza di se stesso. Visto che i genitori rispettano il figlio e lo trattano come una creatura di Dio, visto che lo amano per questo essere un figlio di Dio “in prestito” a loro, possono diventare per il figlio uno specchio per aiutarlo a conoscere sempre meglio se stesso. Sarò diverso da tutti i suoi fratelli, diverso anche dai suoi genitori, avrà delle caratteristiche speciali, ma avrà bisogno di aiuto concreto per conoscersi. Come monaco vi posso assicurare che è nella convivenza quotidiana che questa conoscenza si sviluppa. Uno dei primi errori dei giovani monaci da correggere, è stato notato dallo scrittore George Bernanos, cioè che la carità non è un chiudere gli occhi di fronte agli errori e peccati altrui, ma un notare, considerare e se necessario perdonare. Nella vita religiosa, come nella famiglia naturale, Dio ci mette davanti delle diversità per aiutarci a conoscere noi stessi. Spesso l’errore che non ci piace nell’altro non ci piace proprio perché esiste anche in noi stessi. O un invidia per un’altra persona ci aiuta a capire un insicurezza che altrimenti non avremo visto.

La scuola moderna, per quanto sia buona come la Chesterton, non può mai sostituire il ruolo dei genitori in quest’educazione. Tra i vari motivi c’è questo, che l’insegnante laica normalmente avrà sempre una famiglia sua, che deve avere la priorità. In tempi di Fede, la scuola religiosa funzionava meglio come supplemento perché il celibe, monaco o suora, poteva mostrare un amore diverso per gli studenti perché non aveva una famiglia propria naturale. Per loro, o meglio per noi, ci rendiamo conto che l’abate per quanto sia buono e bravo e i confratelli per quanto siano miti e caritatevoli, comunque hanno i loro limiti che ci indirizzano verso Dio. Non dico tutto questo non per scoraggiare gli insegnanti ma il contrario. Capendo il vero ruolo della famiglia, l’insegnate laica, la scuola privata può essere un supporto migliore.

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